Sediamoci
qui Fernando, sediamoci in questo bar dove Lisbona ti entra nel bicchiere
coi suoi colori aspri, in questa piazza che porterà il tuo nome e la nostalgia
delle tue lettere a te stesso.
Quante volte ti sei seduto a questo tavolino, chinato su un foglio bianco illuminato di sbieco da un sole d’autunno, un foglio immacolato come un campo di neve pronto al congiungimento del tuo inchiostro
Le tue lettere a te stesso. Lettere d’amore .
Quante volte ti sei seduto a questo tavolino, chinato su un foglio bianco illuminato di sbieco da un sole d’autunno, un foglio immacolato come un campo di neve pronto al congiungimento del tuo inchiostro
Le tue lettere a te stesso. Lettere d’amore .
Però che strano, Fernando, tu mi parli anche ora coi gesti, con le labbra, col cipiglio dello sguardo che si posa sulle gambe nude di una ragazza che è passata nella via nel profumo dei suoi vent’anni, e lo so che la poesia la senti danzare su quelle caviglie armoniose, nei lunghi capelli oscillanti, nei sandali rosso fuoco, il passo di una donna che morbidamente se ne va lungo la Rua Garrett di un Portogallo che ogni giorno il mare avvelena di blu.
Questo mare che ti sembra un cuore aperto, un invaso di vene scarmigliate che arruffa emozioni fra le onde degli scogli. E’dentro il tuo calice, solare e viva e sofferente e vera la poesia.
Lo
è da sempre.
Guarda, cosa vedi laggiù
? mi chiedi curioso
Il
porto, la gente, un formicaio che vive... e tu.
Tu
che cerchi di narrarlo nelle sfumature del volo di un coleottero, nella lama
che penetra nel sole, nell’amore delle ragazze portoghesi che ti sciolgono gli
occhi sull’incanto delle dita, nel fado e nell’eterno dolore degli uomini e delle
donne.
Oh, no, non sono io che narro. È un altro, è “ il poeta” è lui il
fingitore.
E
mi indichi la tua statua di bronzo posta poco fuori l’ingresso del Cafè
Brasileira.
Io non sono nessuno. E’ lui che viaggia per i vicoli di Lisbona, è lui che si siede qui in questo pezzo di mondo invisibile e scrive quelle ridicole lettere a se stesso.
********
(riedizione 2010)
Fernando Pessoa, scrittore portoghese. Il "poeta fingitore"
Io non sono nessuno. E’ lui che viaggia per i vicoli di Lisbona, è lui che si siede qui in questo pezzo di mondo invisibile e scrive quelle ridicole lettere a se stesso.
********
(riedizione 2010)
Fernando Pessoa, scrittore portoghese. Il "poeta fingitore"

Nessun commento:
Posta un commento